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Copenhagen: la truffa del riscaldamento globale |
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Scritto da Andrea
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Si è svolto a Copenhagen, dal 7 al 18 dicembre, il vertice sul clima. Al summit hanno partecipato i potenti, anzi i prepotenti della Terra, per continuare a recitare l'ignobile farsa del riscaldamento globale causato dal biossido di carbonio. I bugiardi, sostenuti nelle loro dichiarazioni ed iniziative da "ambientalisti" collusi o ingenui, affermano che occorre ridurre le emissioni di gas serra, se si intende salvare il pianeta dagli sconvolgimenti climatici. Come sempre il biossido di carbonio, gas che determina un lievissimo effetto atmosfera e che è indispensabile alla vita, viene demonizzato, mentre non si accenna neppure alle vere fonti di inquinamento. Quali sono le effettive cause dei disastri ambientali e dell'aumento di patologie? Le onde elettromagnetiche, il benzene nei carburanti (sostanza cancerogena), i veleni diffusi con le scie chimiche (dal bario all'alluminio, dal torio radioattivo al litio e via discorrendo), l'uranio impoverito, le nanoparticelle degli inceneritori, i pesticidi usati in agricoltura, il fluoro nei dentifrici... Pseudo-scienziati e pupazzi della politica cianciano di riscaldamento globale, ma, ad esempio, non citano mai il biossido di zolfo, composto chimico diffuso clandestinamente tramite gli aerei (militari e civili) e che determina un effetto serra decine di volte superiore a quello del biossido di carbonio.
A che cosa serve dunque la gigantesca pagliacciata di Copenhagen? Non certo a salvare la Terra ed i suoi abitanti da catastrofi climatiche, ma ad introdurre nuove tasse per strangolare i cittadini (vedi la futura Carbon Tax). Serve a creare sensi di colpa in una popolazione sempre più controllata. Siamo seri: Obama e gli altri burattini del governo occulto mondiale fingono di agire a favore dell'umanità, ma essi stessi attuano TUTTE le operazioni più criminali (scie chimiche in primo luogo) finalizzate alla diffusione di inquinanti per distruggere gli ecosistemi ed avvelenare le persone. Infine, gli "esperti" e le marionette dei governi glissano sul climategate, la truffa perpetrata da molti "scienziati" che sono stati colti in flagrante, mentre falsificavano statistiche e studi per propagandare la menzogna del "global warming" dovuto al biossido di carbonio.
Responsabili di queste mistificazioni sono i media di regime che fanno da cassa di risonanza delle affermazioni di “pseudoscienziati” (italiani e stranieri) e ministri dell’ambiente: i mezzi di informazione di massa manipolano l’opinione pubblica, creando pregiudizi e plasmando una “realtà” completamente finta, ma creduta vera.
Intanto, imperterriti Obama e le altre marionette ripetono le loro falsità, come dischi incantati. Non lasciamoci ingannare da questi ipocriti del clima, come Al Gore, Luca Mercalli, Mario Tozzi e tanti altri, che hanno ricavato da questa immane frode notevoli vantaggi ed una immerita popolarità da ecologisti. Fonte: http://www.tankerenemy.com
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Allarme per la calotta polare artica |
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Scritto da Administrator
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E’ stato registrato il 18 settembre il minimo annuale di estensione dei ghiacci dell’Artico
Il 2009 si classifica al terzo posto, dopo 2007 e 2008, tra gli anni peggiori per la perdita di superficie della calotta polare artica. E di questo passo tra 20 anni alla fine dell’estate non ci sarà più ghiaccio.
A lanciare il nuovo allarme, a quanto riferisce il Daily Telegraph, è il National Snow and Ice Data Center dell’università del Colorado. Un grido d’allarme raccolto subito da Greenpeace che dalla nave rompighiaccio, l’Arctic Sunrise, prosegue la sua spedizione nell’oceano Artico e si trova ora al largo della costa nord-orientaledella Groenlandia, di fronte all’arcipelago norvegese delle isole Svalbard.
Secondo l’associazione targata arcobaleno questo è “un altro segnale per i leader del mondo che al vertice di Copenhagen dovranno trovare un accordo per evitare che i cambiamenti climatici siano catastrofici“. Sulla base dei dati dell’istituo Usa i ghiacci dell’Artico diminuiscono sempre più velocemente: qust’anno sono scesi a 5,10 milioni di chilometri quadrati, pari al 20% sotto la media degli ultimi trent’anni.
A bordo dell’Arctic Sunrise si è aggiunto Peter Wadhams, esperto di fama mondiale sullo stato di riduzione dei ghiacci dell’oceano Artico, che dice come “si stia entrando in una nuova epoca di fusione dei ghiacci dell’oceano Artico a causa del riscaldamento globale”. Nel giro di vent’anni, avverte Wadhams, “l’Artico arriverà alla fine del periodo estivo completamente privo dei ghiacci che ricoprono il mare”.
L’estensione dei ghiacci dell’oceano Artico, ricorda Francesco Tedesco, responsabile della campagna Clima di Greenpeace, “diminuisce da oltre trent’anni, ma nell’ultima decade abbiamo assistito a una preoccupante accelerazione”, e già nell’estate del 2007 abbiamo raggiunto “il minimo storico: circa 4,3 milioni di chilometri quadrati, un valore originariamente previsto per il 2080″.
Ora, afferma Melanie Duchin, capo spedizione dell’Arctic Sunrise, questo è “il terzo minimo in tre anni: l’ennesimo grido d’allarme sullo stato del Pianeta”. Per questo, Greenpeace chiede ai Paesi industrializzati un impegno per ridurre le proprie emissioni di gas serra del 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990, e a fornire risorse finanziarie ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020, così da aiutarli a ridurre la crescita delle loro emissioni del 15-30% entro il 2020. Fonte: blitzquotidiano.it
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Otto anni dall'11 settembre |
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Scritto da Andrea
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Venerdì 11 Settembre 2009 09:14 |
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APERTO BLOG E FORUM 2012 > BLOG & COUNTDOWN TO 2012 FORUM
11 settembre 2009
NEW YORK - Non dimenticare. Sembra questo l'imperativo nell'anniversario dell'11 settembre. E coniugare il ricordo con la svolta rappresentata dall'elezione di Obama. Per l'ottava volta New York si stringerà nuovamente nel ricordo delle vittime. Ma la voglia di andare avanti è forte. Della guerra contro l'estremismo islamico, un tormentone dell'era di George W. Bush, non si parla quasi più. E il timore di un nuovo attentato contro l'America sembra anche quello svanito. Un esempio? Le immagini di un giovane Khalid Sheikh Mohammed, il cervello degli attentati kamikaze dell'11 settembre e il più illustre dei detenuti di Guantanamo, circolano da giorni sui siti usati dalla propaganda di Al Qaeda e per alcuni esperti potrebbero essere un segnale di pericolo, un messaggio in codice a cellule terroristiche in sonno, un cattivo presagio; ma la notizia è confinata a trafiletti sui media americani, anche alla vigilia dell'anniversario. La routine del cerimoniale è la stessa degli ultimi anni. A New York questa notte si sono accesi i grandi fari azzurri puntati al cielo, per disegnare sulla skyline della città il profilo delle torri gemelle abbattute dai kamikaze. E questa mattina, a Ground Zero si terrà la consueta cerimonia in memoria delle 2.752 vittime. Fiori saranno posati nelle due vasche quadrate, il simbolo delle torri. La cerimonia, che si terrà alla Presenza del vice presidente americano Joe Biden e dal sindaco della città Michael Bloomberg, sarà punteggiata da quattro momenti di silenzio, scanditi dal suono di campane per ricordare i momenti dell'impatto dei due aerei dirottati e il momento in cui gli edifici sono crollati. Il presidente Barack Obama sarà al Pentagono, a Washington, per ricordare le vittime dell'impatto del terzo dei quattro aerei dirottati da Al Qaeda. La quarta cerimonia ufficiale si terrà poi in Pennsylvania, dove si schiantò il quarto aereo, dopo una rivolta dei passeggeri contro i dirottatori. Il jet era diretto contro la Casa Bianca. A New York tuttavia l'attenzione è soprattutto per i ritardi nei lavori di ricostruzione a Ground Zero. I cinque grattacieli che avrebbero dovuto prendere il posto del Wtc ancora non ci sono, e del più importante, la Freedom Tower, si comincia a vedere lo scheletro d'acciaio dei primi piani, ma servono gli occhi del direttore dell'autorità portuale di New York e New Jersey Chris Ward per vedere "un senso di rinascita". Per tutti gli altri newyorchesi Ground Zero sembra congelata nel tempo, e i mille operai al lavoro nel cantiere. Un sondaggio della Quinnipiac University condotto il mese scorso suggerisce che più della metà dei newyorchesi è convinta che la ricostruzione proceda male. Il sessanta per cento non crede che la Freedom Tower, alta 1.776 Piedi in memoria delle 1.776 Vittime del Wtc, sarà costruita entro i termini previsti. Garbugli politici, complicazioni nella realizzazione e la recessione economica hanno allungato i tempi e gonfiato i costi. "Ricordando un futuro di cui molti hanno (ancora) paura", è il titolo del New York Times, secondo il quale all'indomani degli attacchi dell'11 settembre, molti newyorkesi vedevano un futuro cupo, che non è ancora stato superato. Per il Washington Post, invece, gli attentati "sono un ricordo troppo lontano per i teenagers", otto anni dopo, sono già diventati pagine dei libri di storia, per una generazione troppo giovane per ricordarsene. (11 settembre 2009) Fonte: repubblica.it
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Scritto da Andrea
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Aperto nuovo Forum sul 2012: Al momento gli iscritti si contano sulle dita di una mano, se siete intenzionati a dire la vostra ed a far crescere la comunity, potete accedere tramite il seguente link: Countdown2012 Forum Il Forum è aperto a tutti, sia a chi crede che nel 2012 succeda veramente qualche cosa, sia agli scettici. Ogni messaggio esprime il punto di vista dell'autore del messaggio, non il punto di vista degli Amministratori. Gli Amministratori rimuoveranno i messaggi sgradevoli e/o non conformi al Regolamento.
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Scritto da Andrea
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Ricordi il primo bacio? Sicuramente sì. E la prima volta in aereo? Di sicuro, se sei uno di quelli che crede che la paura (come dice bene Fiorello) sia quella di cadere e non di volare. E se navighi sul web? Quale è la data che non puoi dimenticare? Certamente quella in cui ti sei iscritto al social network Facebook: 100 milioni di utenti nel mondo, in Italia un incremento di registrazioni del 961% nel 2008. Centinaia di inviti di amicizia e per iscrizioni a gruppi virtuali. Ore passate davanti al pc a "spiare" chi fa cosa, una vera dipendenza da "wall" e "status" e poi la proposta di un gruppo di affezionati al social network: "sciopero da Facebook il 22 e il 23 novembre per tutti coloro che avevano una vita più o meno felice e tranquilla, fino a quando un giorno, un vostro amico vi ha detto: "Iscriviti a Facebook, è carino....". II D-Day. Era un giorno tranquillo, tutto filava liscio. Apri la tua casella di posta. Un amico ti ha scritto. Ma nell'oggetto della mail c'è qualcosa di strano. Il senso è: "il tuo amico... ti ha invitato su Facebook". Facebook chi? Se l'amico è poco fidato e sei un po' smart chiedi cosa sia "Facebook" al guru del sapere: Google. La prima cosa che ti dovrebbe far insospettire? Il numero di risultati sul motore di ricerca, ossia 674 milioni. Quasi ai livelli della keyword "microsof" (700 milioni), oltre il numero dei risultati per la parola "Bill Gates" (32 milioni), e addirittura più di "Berlusconi" (24 milioni)!. Io-non-posso-non-esserci, sussurra il tuo ego. Facebook su Google. Vedi i primi risultati in italiano che Google ti offre: "Facebook è uno strumento sociale che collega tra loro gli amici e le persone che lavorano, studiano o vivono insieme. Facebook permette di rimanere in...". Strumento sociale, amici, lavoro. Interessante. Il D-Day è arrivato. Accetti l'iscrizione. Benvenuto su Facebook! Emozioni in pixel. Bellissimo emozionarsi per aver trovato i compagni del liceo! Bellissimo provare a cercare il nome del tuo primo amore (quello che ti faceva tremare le gambe) e vedere che nel suo status c'è la parola "single". Sì, Facebook mi piace. Allora inizi a coinvolgere altri amici e colleghi. Lo stesso fanno loro. Ma qualcosa non va. Un giorno apri la posta e trovi amici di amici di colleghi di amici che vogliono diventare tuoi amici. A qualcuno dici sì. Ad altri dici no. Non l'avessi mai fatto! L'amico rifiutato, che tra l'altro non conosci, inizia a tempestarti di mail. Ti spiega quale è la catena di amicizie che lo ha portato a te, continua con suppliche, estrema materalizzazione di uno strano quanto fastidioso senso di insicurezza innato ("perché non mi hai accettato? cos'ho che non va?"). Alla fine cedi. Anche perché le scuse ("scusa...la tua mail è andata a finire nella cartella di spam...") sono finite. Sei nel tunnel. Dopo qualche giorno ti ritrovi con una quarantina di amici sconosciuti, volti e nomi di una folla che spia i tuoi stati d'animo, le tue discussioni "private" con amici. Senza parlare di ex colleghi e colleghi attuali, sì, quelli che finalmente avevi dimenticato cambiando lavoro o quelli che quando incontri per i corridoi dell'ufficio eviti abilmente inventando telefonate urgenti e riunioni mai esistite. Nel frattempo però ti stai appassionando. Il mio ex che sta facendo? La mia collega di chi sta sparlando? Ma quei due sono amanti? Fatto sta che per alcuni Facebook è una droga da web 2.0 dalla quale è difficile disintossicarsi. E iniziano a nascere gruppi come "Perché ti vado scansando per strada e mi aggiungi su Facebook?" (oltre 2700 iscritti), "Invece di scrivere la tesi scrivo su Facebook" (quasi mille iscritti), "Oh ma la smettiamo di creare gruppi su Facebbok" (oltre 300), "Facebook mi fa schifo eppure eccomi qua" (242), "Ma come passavamo le giornate prima che inventassero Facebook???" (257). E decidi di uscirne. C'è chi non ce la fa più e vuole dire no alla dipendenza da Facebook e ha proposto uno sciopero il 22 e il 23 novembre. Deni Feb, studente dell'università di Bologna, scrive: "Gruppo destinato a tutti coloro avevano una vita più o meno felice e tranquilla, fino a quando un giorno, un vostro amico vi ha detto: "Iscriviti a Facebook, è carino....". E propone: "Per 24 ore dimostriamo che Facebook non ci ha ancora lobotomizzato e siamo ancora capaci di riprendere in mano la nostra vita! Prepariamoci, chi ci sta a non accedere su Facebook dalla mezzanotte del 22 novembre alla mezzanotte del 23!" . Seguono incitamenti tipo Yes we can! Uniti!. Intanto il gruppo ha raggiunto 4.603 iscrizioni. Chi propone lo sciopero. «L'iniziativa - spiega Deni Feb - era partita più che altro come un gioco, io ho 160 amici, l'80% dei quali conosco anche fuori da FB, e pensavo che fosse rimasto qualcosa di circoscritto. Invece poi ha cominciato a crescere esponenzialmente, e mi sono trovato a riflettere su quanto sia sentito il tema della FB-dipendenza, anche nello scherzo e nel gioco! E penso che chiuderò il mio profilo tra qualche tempo!». Deni ha ricevuto moltissimi commenti sulla sua proposta. Molti sono anche quelli contrari che riconosco comunque l'importanza e la valenza di uno strumento come Facebook. Le reazioni. Fausto è entusiasta. Giovanni rifiutia anche solo l'idea: "non esiste, Facebook a ruota". Sara confessa la sua dipendenza: "Non ce la possiamo fare... la tentazione è toppo forte!". E chi suggerisce la sua ricetta per la disintossicazione: "fatevi un giro per i negozi". E chi chiede: "Ma se fuori ci sono i pinguini, la neve, il gelo e gli eskimesi posso revocare lo sciopero? D'altronde stando tutto il giorno in casa una sbirciatina...... ". La sindrome da "friendship addiction." Deni Feb cita anche la "friendship addiction", una sorta di dipendenza da amici condivisi su Facebook. A individuare e coniare questa nuova patologia è David Smallwood, psicologo britannico, esperto di dipendenze. Qualcuno ci proverà. Il tentativo di disintossicarsi dal web dopotutto ha una vecchia tradizione. C'era un tempo in cui i blog erano una novità. Postare era respirare. E in molti hanno provato a lanciare scioperi dei post. Hanno funzionato?. Sempre al guru del sapere la risposta: inserendo su Google il termine blog escono "appena" 3 miliardi di risultati.
Fonte: ilmessaggero.it
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